Rincari alimenti, colazione troppo cara

di Redazione 2

La colazione è il pasto più importante della giornata, ma è troppo cara, e così molti italiani vi hanno rinunciato. Questo è purtroppo ciò che risulta da un’indagine condotta dall’Adoc in merito agli aumenti eccessivi di alcuni generi alimentari che compongono la prima colazione. I rincari toccano non solo caffè e cornetto dei bar, bensì anche quelli di cereali, latte e tutto ciò che normalmente si trova sulle tavole italiane dalle 7 del mattino in poi, e che dovrebbe darci l’energia per affrontare al meglio la giornata! Sicuramente, notizie del genere non possono che sconfortarci, soprattutto se analizziamo i consumi a cui andiamo incontro. La colazione al bar è diventata praticamente insostenibile, tenendo conto che in un anno i prezzi di caffè e cornetto, elementi base, sono aumentati del 13%, ma non è tutto!

A subire rincari sono stati cappuccino, con il 9%, tramezzini, con il 2,3%, panini, con il 6,4%, orzo e decaffeinati, dati tutti allarmanti che hanno provocato l’allontanamento di molti italiani dal bancone del bar, preferendogli il tavolo della propria cucina. Ma, attenzione, anche a casa la colazione costa! Fare colazione fra le tanto amate mura domestiche fa consumare quest’anno il 3% in più. A parte le fette biscottate che continuano a mantenere un prezzo costante insieme al pan carrè, gli altri alimenti per la prima colazione hanno subito forti aumenti; i succhi di frutta costano il 7,6%  in più, le merendine il 7,3%, il burro il 5,5%, e rincari notevoli si registrano anche per zucchero, latte, miele, cereali, con percentuali comprese fra l’1,9% ed il 3,4%. La frutta, poi, costa l’11,1% in più rispetto al 2010.

Dalla lettura di questi dati si intuisce come mai tantissimi italiani, per risparmiare, hanno deciso di porre fine anche alla colazione casalinga, concedendosela magari nel fine settimana, quando non si lavora, si ha più tempo per stare a tavola con la famiglia, davvero come se fosse un lusso. Sembra quasi di essere tornati indietro nel tempo, al periodo della guerra, in cui, se si era fortunati, si mangiava la carne una volta a settimana. I rincari hanno toccato anche latte, tramezzini e panini, e si capisce bene come anche pranzare fuori sia diventato qualcosa che in pochi possono concedersi. Si comincia allora nuovamente a farsi sentire la necessità di un adeguamento italiano all’Europa in merito al valore dei buoni pasto, ma sono anni ormai che si è in questo baratro: qualcuno, prima o poi, ci tirerà su?

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