Alcune riflessioni sul canone RAI

di Redazione 2

Anche quest’anno la RAI sta chiedendo il pagamento del canone anche a chi non ha il televisore e vede i programmi attraverso computer e tvfonini (a patto che si dimostri che in effetti si vedono programmi RAI), questa richiesta è purtroppo legittimata per colpa del decreto del 1938 che impone il pagamento del canone a “chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni”.

Il nuovo governo dovrà intervenire subito con una moratoria sul pagamento del canone per questi nuovi dispositivi. La cosa migliore sarebbe la completa abolizione del canone, destinando, a copertura del servizio, parte o tutta l’Iva versata sull’acquisto degli apparecchi atti a ricevere il segnale televisivo. In questo modo si finanzierebbe il servizio senza coinvolgere chi non ne usufruisce.


Un altro punto importante sarebbe il mettere online tutto l’archivio RAI. E che la Rai dia attuazione al Contratto di Servizio, rendendo disponibili sui suoi portali tutti i programmi trasmessi da radio e televisione “non appena terminata la trasmissione”, offrendo all’utenza la “possibilità di scaricare, modificare e ridistribuire via internet i contenuti radiotelevisivi prodotti dalla Rai mediante proventi dei canoni di abbonamento”. Secondo voi quale sarebbe la via migliore per migliorare il servizio e per il pagamento del relativo canone?

Commenti (2)

  1. Da dieci anni non possiedo apparecchi televisivi, per scelta. Quando eliminai l’ultimo apparecchio posseduto, diedi regolare disdetta del canone. Non seguo programmi televisivi attraverso il computer, tuttavia sono costretto a pagare il canone perchè possiedo il computer: infatti, secondo l’agenzia delle entrate e la guardia di finanza, il semplice possesso di un computer (anche obsoleto o rotto: fonte 117 Guardia di Finanza) mi obbliga al pagamento del canone. Naturalmente pago, ma la considero un’estorsione.

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