L’Italia rischia la fine degli Stati Uniti, l’onda lunga dei mutui subprime si avvicina

di Redazione Commenta

Dopo aver chiuso i rubinetti in Usa e Australia, ora Macquaire, colosso australiano dei mutui, chiude il rubinetto del credito ipotecario anche da noi in Italia. La Penisola finora era considerata una roccaforte del risparmio ‘sicuro’, ma viste le difficili condizioni di finanziamento e del mercato creditizio a livello globale la banca di Sydney ha deciso la “cessazione dell’attività di erogazione di nuovi mutui”.

Quello che ha dato il la allo stop sono state le stime di Bankitalia, dove si parla di una difficoltà in crescita degli italiani a pagare il mutuo. E le dichiarazioni di Macquarie, operativa in Italia dal 2005, rischiano di suonare come un campanello d’allarme per altri istituti di credito, italiani e stranieri, che potrebbero imitarla per non ritrovarsi anche in Italia con troppi crediti in sofferenza difficili da gestire.


La decisione di Macquarie, che comunque “continuerà a gestire le posizioni relative a tutti i mutui finora erogati” senza alcun cambiamento, ha effetto da lunedì 9 giugno. Secondo la Bloomberg almeno 100 società del credito ipotecario hanno chiuso i battenti, sospeso le operazioni o sono state vendute.

Come dicevo, quello che non è sicuramente piaciuto alla Macquaire è il rapporto di Bankitalia dal quale emerge: “un incremento del tasso medio di insolvenza fra il 2006 e il 2007, che rimane però su valori relativamente contenuti”. Tuttavia “l’aumento del tasso di default trova conferma nella crescita dei tassi di insolvenza registrati dalla centrale dei rischi per il più ampio comparto del credito alle famiglie”. E la rischiosità è maggiore – avverte Bankitalia – per i mutui collocati attraverso canali distributivi non bancari, e “quando si associano condizioni contrattuali di tasso variabile o livelli di prestito elevato rispetto al valore dell’immobile”.

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