I romani non gettino i loro PC

di pierfrancesco99 Commenta

Si chiama Trashop, e si trova a Roma, più precisamente in via del Forte Tiburtino 98/100, ed è un negozio specializzato nel riassemblaggio di computer usati. Ogni anno si stima che circa 150 milioni di computer vengono dimessi, causa un ciclo di vita che si aggira al massimo attorno ai 4 anni (ma già dopo 2 anni, il pc è considerato obsoleto), e scende a 12/18 mesi nel caso di macchine aziendali. Una fine precoce, e spesso immotivata, se consideriamo che i dati relativi alla raccolta differenziata rivelano che oltre il 50% dei computer dismessi sono ancora in buone condizioni di funzionamento, ma sono ugualmente gettati via per fare spazio alle tecnologie più recenti.

“Ritiriamo gli hardware dismessi da enti e aziende, o da privati cittadini che decidono di non buttare in discarica il vecchio pc”, dice Christian Schingo vicepresidente di Binario Etico, ovvero la società che ha creato questo progetto. “Si passa poi alla verifica del funzionamento delle parti, e alla loro riqualificazione tramite software libero. Infine, dopo aver ripulito l’hardware, si scelgono gli applicativi da installare, più o meno complessi, in base alle esigenze dell’utente. Quanto costa? Un pc ‘rigenerato’ – conclude Schino – può essere acquistato a partire da 150 euro, software compresi, per arrivare ad un massimo di 300 euro nel caso di installazione di applicativi più complessi”.


Uno studio delle Nazioni, dimostra che per realizzare un pc tradizionale servono 1,5 tonnellate d’acqua, 22 kg di sostanze chimiche e almeno 240 kg di combustibili fossili. Molti di questi materiali sono estremamente dannosi: il 23% di un pc è fatto di materie plastiche non biodegradabili, il 6% è piombo, e poi cadmio, mercurio, cromo. L’unico sistema per diminuire l’impatto ambientale dei computer, è quello di prolungare la loro vita attraverso il trashware.

“Questa impresa – spiega l’assessore alle Periferie, Sviluppo Locale e Lavoro – dà forza a un’idea di città che non parte dal consumo delle sue risorse ma dal riuso e dal riciclo. È un modo nuovo di fare impresa, che guarda all’altra economia e che abbiamo voluto sostenere perché simbolo di uno sviluppo responsabile, sostenibile e solidale: credo che lo strumento agevolativo, in questo caso il supporto dell’incubatore di impresa Inverso, possa essere una carta vincente per ri-orientare verso comportamenti virtuosi le pratiche delle imprese cittadine”. Come sempre l’augurio che mi faccio è quello di vedere queste iniziative copiate in altre città italiane.

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