Aumenti ingiustificati? Per la UE è colpa della distribuzione

di pierfrancesco99 Commenta

Non è colpa dei produttori alimentari se i prezzi aumentano, ma della distribuzione e della tortuosa catena dell’intermediazione commerciale, l’anello finale prima che il consumatore acquisti. L’allarme viene lanciato quasi incidentalmente dalla Commissione europea. Il portavoce della commissaria europea all’agricoltura Fischer Boel ha detto chiaro e tondo che «si constatano rialzi di prezzi significativi nei supermercati europei, ma si constata anche che per il pane i cereali non rappresentano che il 5% del prezzo totale».

Risultato: certi aumenti di prezzo «non sono giustificati». Vi voglio ricordare che la commissione non ha alcun pottere sui prezzi finali e non fornisce consigli in merito ad eventuali blocchi dei listini, però talvolta si pronuncia a favore della cautela negli interventi. Ad esempio nel caso dei cereali, l’intervento è alla fonte: per raffreddare la scalata al rialzo dei prezzi sul piano globale, è stato tolto l’obbligo di mettere a riposo i terreni per aumentare la produzione del 10% rispetto al 2007, sospeso temporaneamente i diritti doganali sulle importazioni e proposto di aumentare del 2% le quote latte dal primo aprile per aumentare l’offerta.


In Europa la situazione è grave come in Italia sopratutto in Spagna dove c’è il tasso di inflazione più elevato dei grandi paesi dell’eurozona, 4,4% stimato quest’anno, 1,3% punti sopra la media tanto che si parla apertamente di «super ciclo inflazionistico». In Francia il governo ha annunciato una inchiesta sui comportamenti di industriali e distributori denunciando «gli abusi di chi approfitta dei rialzi delle materie prime agricole per accrescere i margini».

Il settore della distribuzione è sotto alta sorveglianza politica dopo che il mensile ’60 millions de consommateurs’ ha pubblicato la lista nera degli aumenti: burro, camembert, pasta, yogurt e pane in cassetta dal 5 al 48%. Viene denunciato uno scarto dei prezzi che raggiunge il 30% per lo stesso prodotto tra un supermercato tedesco e un supermercato francese. In Germania le polemiche cominciarono l’anno scorso quando il prezzo del burro volò del 36,6% dopo il nuovo contratto tra produttori e distributori in agosto. In novembre l’inflazione era al 3,1%, da tredici anni non era così alta.

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