Obesità, sospetti sul farmaco sibutramina

di Paola Assanti Commenta

L’obesità, a livello medico, è una delle tante piaghe del nostro Paese. Milioni sono le persone che ne soffrono, e altrettante quelle che cercano di rimediarvi, per non andare incontro ai vari problemi che conseguono dall’eccesso di grasso, fra cui quelli cardiaci. Esistono in commercio numerosi farmaci antiobesità, ma non tutti fanno bene alla nostra salute, anzi, concorrono ad aggravare patologie già esistenti o a crearne di nuove. Dal gennaio di quest’anno,  farmaci  antiobesità, contenenti sibutramina, sono stati tolti dal commercio di tutta Europa  a causa del rischio di infarto e ictus connesso alla sua assunzione. I rischi supererebbero i benefici derivanti dal farmaco, perciò la sibutramina non sarà più vendibile fino a quando non verrà dimostrato davvero il contrario. In Italia la sibutramina è stata somministrata attraverso la vendita di farmaci come Ectiva e  Reductil (entrambi dell’azienda farmaceutica Abbott).

I farmaci con alla base la sibutramina, appartenenti alla classe C, erano a carico del cittadino, su cui pesava una spesa compresa fra i 70 ed i 90 euro per ogni confezione. In Italia, comunque, non è la prima volta che esistono sospetti sugli effetti negativi di questo farmaco. Già nel 2002 la  sibutramina era stata ritirata per alcuni mesi perchè erano stati sollevati dubbi sulla sua sicurezza (aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca).  Nonostante ciò,  successivamente era stata riammessa nelle farmacie, ma ponendo alcune restrizioni: solo i medici specialisti potevano prescriverla, su ricetta non ripetibile. In seguito a questa prima sospensione del farmaco dal mercato italiano, la Emea (agenzia europea per i medicinali) chiese all’azienda produttrice Abbott di avviare uno studio per chiarire quali fossero i reali benefici e rischi derivanti dall’assunzione del farmaco.

Tramite lo studio effettuato, altri dati  preoccupanti sono emersi sulla sua sicurezza, fra questi comparivano l’aumento del rischio di ictus e l’infarto.  E’ risultato, poi, che la perdita di peso ottenuta con sibutramina era modesta. Tutto ciò ha così portato a sospenderla attualmente. C’è da chiedersi, quindi, chi rimborserà quei tanti pazienti che si sono fidati delle aziende produttrici  di sibutramina.  A riguardo, è stato istituito un numero verde sia da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (800571661), sia da parte dell’azienda Abbott (800298466), affinchè, chi voglia avere delle risposte, possa trovarle chiamando a questi numeri, ma nessuna, fino ad ora, ha rimborsato gli acquirenti del farmaco. Speriamo che i tanti pazienti possano avere non solo risposte al telefono, ma anche un giusto risarcimento.

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